La malnutrizione è una condizione rischiosa e comune nel paziente con Malattia Renale Cronica (MRC) anche nella fase pre-dialitica, con un impatto significativo su prognosi, qualità di vita e rischio di eventi avversi.
Su questo tema, abbiamo intervistato il Dott. Simone Vettoretti, che ha condiviso il suo punto di vista clinico sui segnali precoci di malnutrizione, sugli strumenti di valutazione del rischio e sul ruolo della dieta, inclusi gli alimenti aproteici, nella gestione nutrizionale del paziente in pre-dialisi.
La malnutrizione in pre-dialisi: dimensioni e impatto del problema
La malnutrizione può essere presente nei pazienti con MRC già nelle fasi pre-dialitiche, rappresentando un problema clinico con un rilevante impatto prognostico. Insieme al declino della funzionalità renale, infatti, i pazienti possono andare incontro a riduzione dell’appetito, restrizione dietetiche, infiammazione e sintomi gastrointestinali che contribuiscono ad aumentare il rischio di protein-energy wasting (PEW), condizione caratterizzata da perdita di proteine e riserve energetiche nel corpo1.
Dati epidemiologici derivati da un’ampia analisi della letteratura indicano che nei pazienti non ancora sottoposti a dialisi la prevalenza di malnutrizione raggiunge il 38,5% (IC 95%: 24,0–55,3)2, evidenziando come oltre un terzo dei pazienti in pre-dialisi presenti segni di compromissione dello stato nutrizionale.
Questa elevata prevalenza, sottolinea come la malnutrizione non sia una complicanza tardiva, ma un fenomeno che si sviluppa precocemente nel decorso dell’MRC. La presenza di malnutrizione nel paziente MRC è associata a un aumento del rischio di progressione della malattia, a una maggiore incidenza di ospedalizzazioni e a peggiori outcome clinici1, rendendo fondamentale l’identificazione precoce del rischio nutrizionale e l’attivazione tempestiva di interventi dietetico-nutrizionali mirati.
Non solo PEW: anche la malnutrizione per eccesso può rappresentare un problema
L’attenzione del clinico non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulla malnutrizione per difetto, ma considerare anche le forme di malnutrizione per eccesso. In questi casi, l’intervento nutrizionale si basa su un counselling mirato volto a normalizzare l’apporto calorico (25–35 kcal/kg), migliorando la qualità della dieta e promuovendo così scelte alimentari più consapevoli. Un approccio integrato che incentivi anche uno stile di vita attivo (con un’attività fisica da personalizzare secondo le possibilità del paziente), per supportare al meglio la gestione della malattia.
Sul tema della malnutrizione in pre-dialisi, il Dott. Simone Vettoretti, Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori (Monza), ha sottolineato come uno dei principali segni clinici da monitorare sia la perdita involontaria di peso, in quanto facilmente rilevabile nella pratica clinica e fortemente predittiva di eventi avversi.
Tra gli strumenti di valutazione, il Dott. Vettoretti ha evidenziato, inoltre, il ruolo del Malnutrition Inflammation Score (MIS), particolarmente utile perché consente di intercettare non solo lo stato nutrizionale, ma anche la presenza di comorbidità e di uno stato infiammatorio.
Un aspetto centrale nella gestione nutrizionale del paziente con MRC riguarda il delicato equilibrio tra restrizione proteica e rischio di deplezione proteico-energetica. Come sottolineato dal Dott. Vettoretti, è fondamentale effettuare una valutazione individuale del rischio nutrizionale, verificando preliminarmente che il paziente non abbia già messo in atto una restrizione alimentare o proteica spontanea. In presenza di uno squilibrio nutrizionale, l’obiettivo primario deve essere il ripristino di un adeguato stato nutrizionale prima di introdurre una dieta restrittiva.
Infine, il Dott. Vettoretti ha confermato il ruolo degli alimenti aproteici nel supportare un adeguato apporto calorico senza compromettere la funzione renale:
“[…] Disporre di prodotti con un adeguato apporto calorico ma privi di aminoacidi aiuta a mantenere le 25–35 kcal/kg, da adattare ai bisogni del paziente, senza introdurre un nuovo apporto proteico, che deve essere invece delegato ad altri alimenti.”
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