L’aderenza alla dieta a basso contenuto proteico rappresenta un elemento chiave nella gestione del paziente con Malattia Renale Cronica (MRC) in stadio avanzato. Una nuova conferma arriva da uno studio retrospettivo condotto presso l’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, pubblicato sul Clinical Kidney Journal nel 2025, che ha valutato nella pratica clinica reale l’efficacia della dieta ipoproteica)1.
I risultati sottolineano l’importanza della personalizzazione nel favorire l’aderenza e confermano i benefici clinici già emersi in altri lavori, come quello del Dott. Bellizzi (ne abbiamo parlato qui)2, con un impatto positivo su rischio di dialisi, mortalità e declino dell’eGFR. Ma lo studio porta anche dati nuovi su benefici metabolici (livelli di bicarbonato, urea, fosforo, calcio ed emoglobina) e il fabbisogno di farmaci.
Nello studio1 sono stati inclusi 182 pazienti con MRC stadio 4–5, seguiti in un ambulatorio dedicato per almeno 6 mesi. A tutti i pazienti è stata proposta una dieta ipoproteica (0,6–0,7 g/kg/die), personalizzata in base alle preferenze individuali del paziente da dietisti specializzati in nutrizione renale, con o senza prodotti aproteici. Per migliorare l’accettanza e ridurre limitazioni psicologiche, era concesso un pasto libero a settimana.
La popolazione era caratterizzata da un’età media di 71 anni, con oltre il 40% dei pazienti affetti da diabete o patologie cardiovascolari.
I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi in base alla scelta autonoma:
Un elemento metodologico distintivo di questo studio riguarda la modalità di prescrizione: la dieta non è stata imposta, ma proposta e lasciata alla libera scelta del paziente, nell’ambito di un approccio patient-centred basato su educazione nutrizionale e personalizzazione delle scelte alimentari. In base alla scelta del paziente avveniva la divisione in gruppo dieta o controllo.
Più del 60% dei pazienti ha scelto di seguire la dieta ipoproteica e il 95,4% di questi ha mantenuto il livello di intake proteico stabilito, cioè un alto livello di aderenza lungo la durata dello studio (figura 1)1. Un dato rilevante, che conferma come la componente motivazionale e il coinvolgimento attivo del paziente nella gestione nutrizionale siano fattori da considerare per il successo della terapia nutrizionale a lungo termine.
I risultati dello studio evidenziano un impatto clinicamente rilevante della dieta ipoproteica su molteplici outcome:
Il declino annuo dell’eGFR è risultato significativamente più lento nel gruppo in dieta rispetto al gruppo di controllo ( –0,89 vs –2,65 ml/min/1,73 m²/anno)1.
la scelta di seguire la dieta ipoproteica è stata associata a una riduzione dell’84% del rischio di avvio della terapia sostitutiva renale1.
Un risultato di grande rilevanza clinica, che secondo gli autori è in parte mediato proprio dal rallentamento della progressione renale1.
Quest’ultimo aspetto è particolarmente interessante: il minor ricorso all’eritropoietina (usato per stimolare l’eritropoiesi e gestire l’anemia in MRC) nel gruppo in dieta, affermano gli autori, potrebbe essere correlato all’effetto antinfiammatorio di un’alimentazione più ricca di vegetali (l’aumentato intake di vitamine e fibre migliora il quadro infiammatorio agendo sulla riduzione di: tossine uremiche, citochine pro-infiammatorie e stress ossidativo3-4.
Questo studio real-world si affianca ad altre esperienze italiane, come quella analizzata nel lavoro del Dott. Bellizzi2, nel sostenere il valore della terapia nutrizionale nella MRC avanzata.
Pur trattandosi di uno studio osservazionale retrospettivo, con i limiti intrinseci del disegno e l’impossibilità di stabilire una relazione causale, i risultati forniscono un’indicazione concreta a supporto dell’integrazione della terapia nutrizionale nei percorsi di cura del paziente con MRC.
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